Black Friday: si o no? (o magari “forse” o forse “dipende”) 2


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In questi giorni, in rete, è tutta un’ esplosione di pubblicità e suadenti inviti a comprare in occasione del Black Friday, la tradizione americana tutta consumistica  del proporre sconti incredibili.

Anche il mondo dell’ artigianato si è fatto sentire e si è diviso fra chi tra chi ha proposto sconti per le proprie creazioni e chi invece ha avviato una campagna per il No-Black Friday. La bravissima Kimsoo qualche giorno fa ha condiviso questo post molto interessante sostenendo le ragioni del No-Black Friday e mettendo in campo una riflessione interessante che chi si occupa di handmade non può non porsi.

Premetto da subito che io il mio piccolo Black-Friday l’ ho proposto e quindi vi anticipo già qual’è la mia posizione. Ma prima di farlo ho riflettuto e ne è scaturito questo post sul blog: è vero, come dice Silvia, che il Black Friday sostiene la filosofia dell’ acquisto compulsivo e dell’ inutile accumulazione di cose ponendo la questione drammatica dello smaltimento e dell’ inquinamento. Appoggio totalmente questa posizione ma la inquadro in un piano generale che si riferisce ai modelli di produzione industriale, certo non alla produzione su piccolissima scala (se così vogliamo dire) dell’ artigianato.

Il Black Friday è infatti strumentale a un sistema di produzione industriale, uno strumento che si pone ad essere un minimo correttivo alla crisi di sovraproduzione del sistema capitalistico, cioè: il dato strutturale è il modello di produzione degenerato, esagerato, distorto, violento, brutto… il Black Friday, di conseguenza, e una delle tante sovrastrutture che la ricerca del massimo profitto in una crisi generale del sistema pone per raddrizzare un po’ il tiro. E’ chiaro: tutto ciò pone una serie di reazioni a catena che va dallo sfruttamento del lavoratore della logistica al problema dello smaltimento dei rifiuti  e mille altre cose terribili che per chi crede nell’ etica dei consumi è impossibile da accettare.

Fortunatamente però questo circolo vizioso è estraneo alla produzione artigianale, che se si tratta di artigianato vero, coerente e etico è l’ unico strumento utile alla rivoluzione dei consumi. Per questo dopo la mia riflessione ho deciso di fare anche io un Black Friday: si tratta di “approfittare” di una propensione all’ acquisto da parte dei consumatori e cercare di dirottarla (nel mio piccolo, anzi piccolissimo) all’ acquisto di prodotti durevoli e di qualità, realizzati nel rispetto dell’ ambiente e del lavoratore, si tratta insomma di usare le loro stesse armi per il nostro fine! ….che è quello di diffondere la cultura dell’ artigianato e dell’ etica dei consumi….e comunque anche di incrementare le vendite eh! perché non solo di sogni  vive l’ artigiano.

Mi piacerebbe conoscere il vostro parere in merito: voi, che ne pensate?


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2 commenti su “Black Friday: si o no? (o magari “forse” o forse “dipende”)

  • Elena

    Uh Uh totally agree..! senz’altro il BF è quella roba lì.. d’altra parte il consumismo, la mania dell’acquisto e il concetto di compro-uso-getto via non lo possiamo cambiare noi in un giorno. perciò seguire l’onda con una “rivoluzione morbida” anzichè sbatterci contro senza risultato, mi sembra un buon compromesso. oltre naturalmente ad adottare strategie di acquisto diverse tutti i giorni nel nostro quotidiano personale